MORTE DI MOHAMMED, BAMBINO IRACHENO
Un'amica, che condivide con me certi sentimenti, ha sentito il bisogno di segnalarmi quanto riporto in questa pagina che mi ha lasciato senza parole.
Leggendo la testimonianza di chi l'ha vissuta, e la racconta con tanta tristezza e dolore, ho rivissuto anch'io la tragedia che "Fabio Pironi di Bondeno" racconta, oltre che con le parole, con una cruda immagine che non potrà farci dimenticare tante tragedie frutto di incomprensibili e crudeli guerre. Quando finirà tanta stupida belligeranza per lasciare, finalmente, posto a un responsabile comportamento civile ed umano?
Non potevo lasciare nell'oblio quanto appreso ed è perciò che ho voluto chiedere a Fabio l'autorizzazione a pubblicare quanto voleva tenere riservato e che solo pochi amici conoscevano. Forse non si è reso conto che di amici ne ha più di quanti crede che intendono condividere con lui i momenti belli e tristi con tanto affetto e stima.
Lo ringrazio di cuore per la sua autorizzazione, che riporto integralmente, con un incoraggiamento per il suo operare quotidiano.
Questa pagina, oltre che dai link predisposti a fondo pagina, resterà disponibile sul sito dell'associazione USABILE www.usabile.org per non dimenticare quel bambino iracheno di nome MOHAMMED che, forse, se ne avesse avuto l'opportunità, sarebbe diventato un uomo buono in un mondo migliore.
Carlo Crucitti
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Gentile Carlo, mi
sento in dovere di portarLa a conoscenza che non sono stato io ad inviarLe la
lettera con la storia di Mohammed ma qualcuno a mia insaputa. Poche, pochissime persone ne erano a conoscenza. Qualcuno,
come sempre accade, mi ha tradito, ma l'aver ricevuto migliaia di messaggi di
solidarietà mi ha aiutato a cancellare dalla mente ciò che è accaduto e che
sarà difficile da dimenticare. La autorizzo espressamente ad usare la foto e il testo suddetto. Sarò felice di ricevere ancora un Suo scritto per mostrarmi ciò che ha realizzato ed eventuali commenti ricevuti. Attendo Sue notizie. Le auguro tanta felicità. Fabio Pironi di Bondeno |

Il confine con la Siria è semplice da oltrepassare. Non cè nessuno che ti ferma,nessuno che ti dice nulla.
Allunico uomo presente basta un sorriso,un Allah è grande, un lieve cenno verso la Nikon appesa al collo per avere la strada libera.
Non riuscivo ad ascoltare
questa guerra senza vedere.Io conosco lIraq, amo quella gente cos
ì disposta a donare senza chiedere nulla in cambio.Sono stato nelle loro tende nel deserto, a sorseggiare infiniti tè, ad apprezzare la loro libertà,ad immortalare la Gioia tra le grida di bambini non reclusi da metaforici confini di ferro spinato.
Tutti dicevano che lIraq è un paese povero, il regno di un tiranno.
A me era parso solo un luogo dove non cresce nulla oltre ai sentimenti veri, che nascono dal cuore.
Ho veduto molta più tristezza in Italia, dove tutti si affannano per avere ancora qualcosa.
I dintorni di Baghdad sono un inferno. Sembra non esserci nessuno.
Tutto distrutto, macerie ovunque ...
Per strada, al Sole, incontro i corpi di alcuni militari iracheni.
Nessuno li tocca se non per buttarli nelle fosse, incuranti del loro nome.
I corvi infieriscono su di loro.
Quante macerie, quanta polvere, quanti rottami ...
Dove può arrivare lUomo che continua a costruire per poi radere al suolo ciò che ha fatto.
Nelle strade vagano anziani dal passo lento ed incerto.
Non hanno fretta, non hanno paura.
Conoscono la guerra. Di cosa dovrebbero avere timore? Di morire?
Alle mie spalle si odono dei forti boati.
Stanno tornando. I liberatori. I conquistatori del terzo millennio.
Mi nascondo per non incontrarli.
Gli americani sparano ovunque prima di entrare, per spianare la via.
E una guerra intelligente fatta da uomini stupidi.
Dovranno ricostruire. Le lobby immobiliari sono in attesa, bisogna fare presto.
Leconomia degli states ha bisogno di innovazioni ...
Vicino al ponte vi sono dei bambini seminudi. Mi avvicino.
Mohammed mi parla.
Non capisco nulla, solo il suo nome.
Ha gli occhi di un pazzo.
Avrà più o meno undici anni.
Non riesco proprio a capire nulla.
Le truppe vengono verso di noi facendo un baccano terribile.
I carri armati fanno vibrare la terra.
Allimprovviso Mohammed fugge, corre mentre si sentono degli spari verso i palazzi.
Corre, ma verso dove?
Il ponte. Un salto. Un tonfo.
Guardo incredulo.
Non è possibile. No, piccolo, perché? Sei un figlio del vento, del Sole, della Luna. Perché?
Scendo, correndo, giù al fiume.
Vorrei sentire ancora le sue parole senza significato.
La sua Vita vola via tra le mie mani ed io piango senza conoscerlo, senza poterlo aiutare.
Mi vergogno. Non posso fare nulla. Più nulla.
Un militare da sopra mi urla, arrogante, puntando larma verso di noi.
Mi chiede cosa stia facendo ... come se non si capisse ...
Gli rispondo che questa guerra non la vincerà nessuno ...
Posso tornare a casa, ora, ho veduto abbastanza ...
E' forse la prima volta che non fotografo la Gioia ...
FABIO PIRONI DI BONDENO
La pagina di MOHAMMED sul sito dell'autore
Il sito di Fabio Pironi di Bondeno